Gestire le emozioni rende intelligenti

Gestire le emozioni rende intelligenti

Image by Alexandr Ivanov from Pixabay 

A cosa serve la tristezza?

Come funziona la forza di volontà?

Perché ti fai prendere dall’ansia?

 

Queste domande non hanno delle risposte dettate dalla logica. Ma se riusciamo a dare un’utilità alla tristezza, una regola alla volontà e un argine all’ansia, avremo un maggiore governo della nostra vita interiore.

Se impariamo a conoscere e gestire i nostri stati d’animo, ci doteremo di un’intelligenza diversa, che ci renderà più abili nel gestire le relazioni e gli eventi che ci troveremo ad affrontare.

La materia che tratta questi temi è l’intelligenza emotiva. Non viene insegnata a scuola. Perciò, se siamo stati fortunati, qualcuno più saggio di noi ce l’ha trasmessa. Se siamo stati bravi, l’abbiamo appresa poco alla volta, un’esperienza dopo l’altra.

Ora può essere arrivato il momento di guardarla con altri occhi, quelli curiosi di chi ha voglia di imparare qualcosa che finora ha soltanto intuito.

Uno psicologo di Yale, Peter Salovey, ha classificato l’intelligenza emotiva in 5 ambiti principali. Daniel Goleman, psicologo di Harvard e scrittore di diversi best seller su queste tematiche, ce li ha messi a disposizione. Come i cinque cerchi che compongono il simbolo delle olimpiadi, ciascun ambito è legato agli altri. Anche da solo può dare dei risultati, senza il legame con gli altri quattro il potenziale sprigionato da quella competenza viene ridotto. Come un atleta di triathlon che eccelle nella corsa e nel ciclismo, se non si allena anche nel nuoto le sue prestazioni complessive finirebbero per essere modeste.

 

Vediamo nel concreto quali sono.

1. La conoscenza delle proprie emozioni

La capacità di dare un nome alle proprie emozioni è il primo, fondamentale passo, per sviluppare l’intelligenza emotiva. Se sappiamo ciò che stiamo provando, siamo più efficaci a gestire le nostre reazioni. Le nostre scelte – nell’amore come sul lavoro – sarebbero più sicure, poiché sapremmo predirne le conseguenze emotive.

Al contrario, se siamo incapaci di riconoscere le emozioni che proviamo, agiremo senza dare alle nostre azioni una direzione ben definita.

2. Il controllo delle emozioni

A volte le emozioni sono penose: l’ansia, la depressione, il senso di fallimento. A volte fatichiamo ad allontanare quei tormenti che ci attanagliano per giorni, che occupano la nostra mente e drenano energia che potremmo usare altrove. Il secondo passo per chi è consapevole delle proprie emozioni è quello di sapersene liberare quando queste si fanno angosciose e autolesionistiche, per riprendersi più rapidamente delle perdite e le sconfitte.

3. Motivazione di sé stessi

Saper governare le proprie emozioni è utile per focalizzare la propria attenzione su ciò che stiamo facendo. Il terzo cerchio riguarda lo sviluppo delle seguenti capacità: resistere agli impulsi, mantenere il controllo su di sé, sapersi concentrare, riuscire a rimandare le gratificazioni. Questi sono gli elementi dell’intelligenza emotiva che ci permettono di essere più produttivi in ciò per cui ci applichiamo. Grazie ad essi riusciamo a raggiungere risultati eccellenti negli ambiti nei quali troviamo realizzazione.

4. Riconoscimento delle emozioni altrui

Sviluppare l’empatia significa imparare a riconoscere le emozioni del nostro interlocutore, consentendoci di percepirne i bisogni e le intenzioni. L’empatia genera altruismo e provoca gratitudine. È alla base della generosità e della cooperazione, ci rende abili nel gioco di squadra, collaboratori affidabili e leader apprezzati.

5. Gestione delle relazioni

Questo ambito rappresenta un’evoluzione del precedente. Come il secondo cerchio riguarda il controllo delle proprie emozioni, questo concerne il saper guidare le emozioni altrui. La capacità di gestire le relazioni, se sviluppata, ci rende dei negoziatori apprezzati e aumenta la nostra popolarità nelle comunità di cui facciamo parte.

Sebbene l’abbia indicata come un’evoluzione del quarto cerchio, quest’ambito – se appreso con finalità sbagliate – può anche renderci dei manipolatori che, per raggiungere i nostri scopi, agiscono sulle emozioni altrui e ne influenzano i comportamenti. Motivo per il quale preferisco trattarlo come un’evoluzione dell’empatia.

Conclusione

Ciascuno di noi è naturalmente dotato di capacità emozionali più elevate in un ambito piuttosto che in un altro. Ciò che è importante tenere presente è che questi cerchi rappresentano delle specifiche competenze, ciascuna delle quali può essere appresa ed esercitata. Con il giusto impegno, quindi, tutti possiamo aumentare la nostra intelligenza emotiva, indipendentemente dal bagaglio di cui la natura ci ha dotati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *