Come raggiungere un traguardo

Come raggiungere un traguardo...

Foto di Roberto Contena

Questa citazione ha un valore speciale.

 

La prima volta che la lessi era appesa al muro di un rifugio, alle pendici del ghiacciaio della Presanella. Avevamo appena percorso 6 ore di sentiero insieme ai nostri figli e ad una famiglia di amici. Mia moglie la vide prima di me e me la indicò ammiccando.

 

Quando cominciammo a camminare insieme in montagna, lei ed io, nei tratti più faticosi mi avvicinavo e le dicevo di rallentare. «Camminiamo più piano», le dicevo. «Non importa quanto lenti andiamo, ma non fermiamoci». Fra alpini, durante il servizio militare, lo chiamavamo “il passo del morto”: si camminava con estrema lentezza per evitare di fermarsi. «Camminare in montagna è tutta una questione di testa», diceva il nostro comandante. A noi facevano male le gambe, ma sapevamo che ripartire dopo essersi fermati sarebbe stato ancora più faticoso. Era vero, è una questione di testa.

 

Appena i nostri figli furono abbastanza grandicelli, cominciammo a portarli a camminare con noi. Volevo che imparassero la gioia della fatica. E quando sembravano esausti, mi avvicinavo, gli prendevo la manina e sussurravo: «Rallentiamo un po’, andiamo piano piano. Ma non fermiamoci». Sapevo che una volta giunti alla meta avrebbero dimenticato la fatica e cominciato a rincorrersi.

 

Per raggiungere un obiettivo la costanza è di gran lunga più importante dell’entusiasmo, che col tempo è destinato a calare. È per questo che mia moglie ammiccò, indicandomi quella frase. Perché ne conoscevamo il valore.

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